"Tutto è relativo. Questa dev'esser la base di tutta la metafisica" [Z,452].
Sebbene enunciata in un contesto di teoria morale, questa "osservazione vastissima" del 1820, ritenuta dal suo autore in grado di distruggere "infiniti sistemi filosofici" [Z, 452], potrebbe essere considerata il fuoco principale intorno a cui ruota l'intero mondo filosofico di Giacomo Leopardi. Con essa il poeta-filosofo si collocava nel cuore del pensiero moderno, di cui indicava uno degli esiti possibili, poiché è già presente nei suoi presupposti e nei suoi fondamenti. Uno dei lati impliciti più estremi della modernità era appunto questo: non esistono "assoluti", né di tipo religioso, metafisico e scientifico, né, tanto meno, di tipo estetico o morale.
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G. Leopardi |
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Frontespizio Zibaldone |
Il "vero" più autentico di cui Leopardi sembra essere portatore, infatti, consiste piuttosto nella impossibilità radicale, estrema e assoluta di conoscere il significato di questa perenne metamorfosi. Perché questo significato non esiste in quanto le "cose stanno così perchè così stanno" [Z, 1339] o anche perché l’insieme dei significati attribuiti e attribuibili a essa è comunque uno degli insiemi possibili, relativi al nostro mondo, sia sincronicamente che diacronicamente.
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