sabato 2 maggio 2020

VISIONE DELLA CHIESA CATTOLICA NEI CONFRONTI DEL RELATIVISMO

Nella visione cattolica il relativismo culturale è ritenuto inaccettabile quando diventa relativismo etico e mette in dubbio le verità rivelate che sono oggetto della fede cattolica.
il 18 aprile 2005 l'allora cardinale Ratzinger affermava in un'omelia del relativismo:

<<Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. È lui la misura del vero umanesimo.>>




La Chiesa afferma di rispettare le culture diverse dalla propria, mentre, secondo i critici della visione cattolica, il paradosso di queste posizioni sta proprio nella non accettazione da parte della Chiesa cattolica, della medesima importanza tra le culture, compresa quella cattolica (al contrario sei "relativisti", che affermano di accettare di buon grado anche la cultura cattolica, purché non sia imposta a coloro che cattolici non sono).

fonte:



mercoledì 29 aprile 2020

STEP#12 - RELATIVISMO NEL PENSIERO MEDIEVALE E MODERNO


Il relativismo nel pensiero medievale
L'uso del termine "relativo" si afferma fin dai primi tempi della filosofia medievale: così Agostino contrappone il relative al substantialiter, e Tommaso d'Aquino definisce più tardi l'esse relative come l'ad aliud se habere, il "riferirsi ad altro". Il termine prende quindi il posto, nel linguaggio filosofico latino, del greco -πρός τι (ad quid), che Aristotele aveva fissato ed elevato a rango di categoria. Il relativismo, del quale sussistono naturalmente infinite varietà, si presenta anzitutto in due aspetti fondamentali. L'uno è quello per cui l'ineliminabile relazione, che condiziona la conoscenza del reale, è quella costituita dalla dualità del soggetto e dell'oggetto. L'altro relativismo è quello per cui la relatività intrinseca al sapere non dipende dal rapporto tra il soggetto e l'oggetto ma dal fatto che ogni conoscenza attinge soltanto relazioni di fenomeni tra loro, e non mai la realtà assoluta e unitaria che sta a fondamento di quel complesso di relazioni.


Sant'Agostino


Il relativismo nel pensiero moderno
Il relativismo si ripropone nel pensiero moderno, soprattutto in connessione con lo scetticismo, come nel caso di Montaigne, che, sotto le suggestioni dei radicali mutamenti intervenuti nel sapere scientifico e delle recenti scoperte geografiche, metteva in evidenza, da un lato, la sostanziale precarietà e relatività storica di quelle che erano un tempo concepite come verità assolute (precarietà che nulla impediva quindi di attribuire anche alle nuove conoscenze), dall’altro lato, la mancanza di reale oggettività dei giudizi sulle culture ‘barbare’ del Nuovo mondo, fondati su un’illegittima assolutizzazione dei canoni di valutazione vigenti nella cultura europea. Pur tuttavia questa forma di relativismo si arrestava di fronte alla fede, senza spingersi a mettere in discussione l’autorità della religione cattolica.


Montaigne


(fonte:

lunedì 27 aprile 2020

CONFUTAZIONE DEL RELATIVISMO

Nel Teeteto assistiamo, a una quadruplice confutazione del relativismo:

1.Protagora cade, in una contraddizione pragmatica perché, pur sostenendo che tutte le opinioni sono vere, atteggiandosi a maestro (dunque come qualcuno che sapesse qualcosa che gli altri ignorano), si comporta come se avesse qualcosa da insegnare agli altri;

2.non è possibile identificare conoscenza e sensazione, come il relativismo fa, perché noi sappiamo anche cose che semplicemente ricordiamo; può darsi, quindi, che, come un cubo, veduto, può apparire secondo diverse prospettive, ma noi sappiamo che è un cubo, in generale ciò che sappiamo, diversamente da ciò che percepiamo (e che, quindi, crediamo), sia la stessa cosa per tutti e non diversa per ciascuno;

3.Protagora cade, poi, in una contraddizione teorica (o logica) perché, sostenendo che tutte le opinioni sono vere, deve ammettere la verità anche del punto di vista di chi nega lo stesso relativismo sofistico;

4.il relativismo, non spiega, infine, perché alcune opinioni riguardanti eventi futuri sono verificate (sono costituite da ipotesi che “salvano i fenomeni”), mentre altre sono smentite, il che sembra suggerire che non tutte le opinioni siano uguali e che si possa distinguere, sotto questo profilo, chi ha scienza da chi non ce l’ha.

Socrate e Platone



domenica 26 aprile 2020

STEP#11 - RELATIVITÀ DEI NUMERI AL TEMPO DEL COVID-19

Questa pandemia che ci assedia fa barcollare vistosamente molte convenzioni. Cominciando dalla tutt’altro che assoluta certezza dei numeri come misura oggettiva d’ogni cosa.
Per esempio, la somma ufficiale dei contagiati nei 20 paesi latinoamericani è al momento ben oltre i 60mila, circa 2600 quella dei morti. Ma come sappiamo, sono numeri che ancora per settimane appaiono destinati a crescere con il correre dei minuti. E comunque vengono contabilizzati nei vari paesi con criteri non del tutto omogenei e in molti casi sostanzialmente diversi, pertanto difficili da comparare se non molto (anche troppo) grosso modo.
Ben più significativa è invece la comparazione dei comportamenti seguiti da ciascun governo per difendere la salute dei cittadini, dei criteri che li hanno orientati e dei risultati che ne sono conseguiti.



giovedì 9 aprile 2020

STEP#9 - LA QUARTA DIMENSIONE

Pablo Picasso, Ritratto di Ambroise Vollard, 1909-10, Museo Puškin, Mosca
Picasso mostra la sua “teoria della relatività” proprio nel periodo in cui Einstein la tratta scientificamente (1915, il tempo e lo spazio sono relativi e modificabili dalla velocità), dimostrando ancora una volta che l’arte arriva sempre prima di ogni grande evento. Il concetto della relatività diventa deflagrante anche in un contesto più allargato e tende a svalutare l’assolutezza dell’universo e della vita (politica, sociale, economica, religiosa) in una società che finge e che artisti e scienziati invitano a superare.

STEP#8 - TEETETO E LA CRITICA AL RELATIVISMO

«Io sostengo che la verità è proprio come io ho scritto: ciascuno di noi infatti è misura delle cose che sono e di quelle che non sono. Ma esiste una differenza incolmabile tra l'uno e l'altro proprio su questo punto, perché le cose appaiono in modo diverso all'uno e in modo diverso ancora all'altro. E io sono tanto lontano dal sostenere che non esiste sapienza e uomo sapiente, che anzi chiamo uomo sapiente quello che a uno di noi, al quale le cose appaiono e sono cattive, farà cambiare opinione, in modo che le cose gli appaiano e siano buone.»
(Teeteto 166d)

Teeteto (Θεαίτητος
Il racconto si apre con un breve dialogo introduttivo tra Euclide, discepolo di Socrate e Terpsione, anche lui discepolo di Socrate e testimone della sua morte. Assiste al dialogo, senza prendere la parola, Socrate il giovane, maestro di Aristotele nei primi tre anni del soggiorno ateniese. Argomento centrale del dialogo è la definizione del concetto di scienza (πιστήμη). Alla questione vengono date nel corso del dialogo delle risposte. Quella che più ci interessa è proprio la critica al concetto. La scienza viene discussa attraverso un esame critico dell’eraclitismo che sarebbe alla base del relativismo di Protagora, mentre si rimanda l’esame critico della dottrina eleatica. La seconda definizione di scienza è quella di «opinione vera» (ληϑής δόξα) e viene respinta (187 a-201c) attraverso una serie di obiezioni, ultima delle quali quella per cui in termini logici è impossibile definire cosa sia un’opinione falsa se prima non si sia stabilito cosa è scienza. La terza definizione di scienza è «opinione vera accompagnata da ragionamento» (φη δ τν μν μετ λόγου ληϑ δόξαν πιστήμην εναι; 201 c), anch’essa respinta con una serie di obiezioni che portano alla conclusione aporetica del dialogo.

frontespizio Teeteto



STEP#7 - TEMPO RELATIVO

Il Tempo è 

Il tempo è
troppo lento per coloro che aspettano,
troppo rapido per coloro che temono,
troppo lungo per coloro che soffrono,
troppo breve per coloro che gioiscono;
ma per coloro che amano,
il tempo non è.

– Henry Van Dyke


Van Dyke: https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_van_Dyke)

venerdì 3 aprile 2020

STEP#6 - REALTÀ DINAMICA E SOGGETTIVA

PIRANDELLO
Alla base della visione del mondo e della letteratura pirandelliana c'è l'idea secondo cui la realtà non è statica ma dinamica: essa non è mai mobile, ferma, ma è vita, in continuo movimento, eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all'altro. La realtà è un flusso continuo ed infinito: il mondo non è mai uguale a se stesso, perché e ogni cosa cambia, in ogni momento della sua esistenza. Proprio perché considerata come flusso continuo, non può essere fissata in schemi precisi, rigidi e totalizzanti. La visione pirandelliana si basa, dunque, su una forma di relativismo conoscitivo: non esiste una verità assoluta, ma tutto è relativo, dipende cioè dalla visione del mondo di ogni soggetto.



Frontespizio di "Uno, nessuno e centomila"
Una delle opere che meglio esalta il concetto di frantumazione dell’io e del relativismo è "Uno, nessuno, centomila".
Il libro inizia con l’osservazione da parte della moglie del protagonista sul fatto che il naso del marito pende a destra. Questa affermazione sconvolge il protagonista, perché lui non aveva MAI notato che il suo naso pendesse a destra. Da lì, comincia ad osservarsi allo specchio e nota altri difetti di se stesso che non aveva mai visto e si rende conto di non essere esattamente quello che aveva sempre pensato di essere, ma un altro uomo o, in realtà, tanti altri. Al di là della trama del libro, che non sto qui a raccontare interamente, il concetto che viene esaltato nel corso della narrazione è che il nostro comportamento varia a seconda delle circostanze e delle persone con cui ci troviamo. 

MONTAIGNE

“Ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi; sembra infatti che noi non abbiamo altro punto di riferimento per la verità e la ragione che l’esempio e l’idea delle opinioni e degli usi del paese in cui siamo. Ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l’uso perfetto e compiuto di ogni cosa”.

Montaigne ha degli aspetti incredibilmente moderni nella sua filosofia, seppure collocati in un contesto regressivo, sfiduciato nei confronti della possibilità di cambiare le cose in maniera qualitativa, o di risolvere le principali contraddizioni sociali.
Generalmente viene considerato uno scettico o un relativista, ma solo perché in Europa occidentale si è spesso alle prese con filosofi o politici o economisti abbastanza unilaterali.
Uno dei saggi di Montaigne che esprime al meglio il concetto del relativismo stesso è "Dei Cannibali"

Frontespizio di "Dei cannibali"

Montaigne, introducendo per la prima volta il concetto di relativismo culturale, ha affermato che non può essere considerato barbaro tutto ciò che è diverso dalla tradizione europea. Non è possibile assumere il modello del Vecchio Mondo come parametro per giudicare, sottovalutare e condannare le altre tradizioni, le altre culture.

STEP#5 - PUBBLICITÀ NELLO SPAZIO


Il sistema è composto da un certo numero (attualmente imprecisato) di microsatelliti che, in orbita, dispieghino una vela riflettente ognuno, posizionati in modo da formare una gigantesca griglia di una cinquantina di chilometri quadrati. Le vele, orientabili, rifletterebbero la luce del Sole (che ovviamente arriva dall'altro emisfero della Terra, dov'è giorno) formando lettere, scritte, messaggi, disegni, loghi. La griglia, dai suoi quasi 500 km di altezza sul livello del mare, oscurerà le stelle alle sue spalle e distoglierà l'attenzione dalla banale Luna con almeno quattro messaggi diversi al giorno (a notte, in effetti).


(fonte:https://www.focus.it/tecnologia/innovazione/space-advertising-marketing-e-pubblicita-nello-spazio)

domenica 29 marzo 2020

STEP#4 - IL MITO DEL LABIRINTO

Il Labirinto, come tutti i grandi simboli della tradizione, non ha solo un significato né una sola variante mitica. Sono molti, infatti, i miti e le leggende, anche non europee, in cui si parla di labirinti che l’eroe deve percorrere per raggiungere una meta importante, un tesoro prezioso.


"Teseo e il Minotauro" / 80-60 a.C.

Riguardo a quello di Cnosso, storicamente è stato detto che rappresenta la vittoria della cultura greca su quella micenea. Teseo è uno dei più importanti eroi della mitologia greca ed uno dei pochi a non essere (almeno nella maggior parte delle tradizioni) figlio di almeno un dio. E' completamente umano. Ed è anche un eroe molto simile ad altri due eroi greci, Odisseo ed Ercole, entrambi giramondo e uccisori di mostri.

Il Minotauro è un mostro interessante. Il labirinto può essere interpretato come la volontà di separare il mondo etico dal mondo politico. Nascondendo il frutto di un amore impossibile e animalesco, Minosse si piega alla ragion di stato e antepone in suo sè egoistico all'esigenza di verità. E' un tema ricorrente nella mitologia greca, che ha il suo massimo fulgore in Edipo. 



Il Minotauro è quindi un doppio di Minosse. Il suo sè bestiale, il sè bestiale di ognuno di noi, che non può essere dimenticato ma che dobbiamo sforzarci di superare, senza alienarci da esso.
E infatti Teseo lo uccide attraverso l'amore e l'ingegno. L'amore di Arianna e il suo filo. Il filo che si contrappone al labirinto. Il labirinto ci fa perdere nei suoi meandri (lo costruì Dedalo) mentre il filo (della ragione) ci riconduce ad un quadro comprensibile e consolatorio.
L'attacco di Teseo al mostro rappresenta quindi contemporaneamente una vittoria storica e una vittoria ideologica, quella della Grecia contro Creta e quella della ragione contro l'ignoranza e la bestIliatà arcaica, il mistero e in sostanza il sacro. Quindi l'uccisione del Minotauro è esattamente l'uccisione del sacro e del mistero a favore del percorso razionalizzazione dell'uomo moderno.





martedì 24 marzo 2020

IPOTESI DELLA RELATIVITÀ LINGUISTICA

IPOTESI DI SAPIR-WHORF

Come spiegato già nei diversi articoli, è riduttivo attribuire al termine relatività il solo significato fisico.

Uno studio molto interessante risulta quello del linguista e antropologo statunitense di origine tedesca E. Sapir e del suo allievo B. L. Whorf che affermano tramite "l'ipotesi della relatività linguistica" o anche detta "ipotesi di Sapir-Whorf" che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare.



I due professori studiarono le lingue dei nativi americani di diverse famiglie linguistiche e si resero conto di come gli stili di vita e le espressioni linguistiche variassero moltissimo da un posto all'altro. Fu compreso quindi che la cultura e gli stili di vita di un popolo si riflettevano sulla lingua che essi parlavano.


Tra gli esempi più noti di relatività linguistica ci sono casi in cui una lingua indigena ha diversi termini per un concetto che è descritto con una sola parola nelle lingue europee. L'esempio più famoso è quello del grande numero di parole per esprimere il concetto di "neve" nella lingua Inuit.
L'argomento più elaborato di Whorf per la relatività linguistica, fondamentale nella comprensione del concetto "tempo" tra gli Hopi, sosteneva che, a differenza dell'inglese e di altre lingue, gli Hopi non trattano il "tempo" come una sequenza numerabile (es: tre giorni, quattro ore) perché non ci sono parole che si riferiscono a unità di tempo.